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L'inettitudine rende l'uomo capace di tutto

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lunedì, 28 aprile 2008

HD 172167

Camminava da giorni nella sabbia e nel vento e nella solitudine torrida e asciutta. Lungo la strada, le piccole baracche di adobe abbandonate erano l’ultima traccia di un’ormai remota presenza umana. Chiazze verdastre di malerba infestavano qua e là l’immensa distesa di polvere e pietre color metallo. Sferzato dal sole, procedeva verso luoghi ove nemmeno gli avvoltoi avrebbero osato fermarsi.
Camminava. Respirava. Polvere. Vento. Nulla. Finché non arrivò. Davanti a lui si compiva -ancestrale ed ennesimo- il rito della morte del buio, del vagito d’una nuova luce. Davanti a lui, in un luogo fuori dalla portata del giudizio degli uomini, ogni convenzione era precaria, inutile ogni convinzione. Lì, e nell’istante preciso in cui l’orizzonte decise di abortire la notte, capì che era giunto il momento: estrasse la pistola dalla fondina, abbassò il cane, ascoltò con attenzione il rumore sicuro della carica, si appoggiò la canna fredda alla tempia e fece fuoco…


Mentre avevo finalmente iniziato a scrivere il romanzo che mi regalerà alla storia, dopo 10 anni di attesa, sono stato decisamente disturbato da un fulmine stellare proveniente da Vega. O almeno così credevo. In effetti, quando mi sono voltato ho visto solo il gatto che scivolava inesorabile da una tettoia in plexiglas a 3 metri d’altezza e si schiantava in un cespuglio di rovi. Comunque ho appurato più tardi che il rumore di una saetta vegana è del tutto simile a quello delle unghie di gatto che scivolano sul plexiglas.
Il gatto se l’è cavata, anche se non ho capito perché ha fatto finta di niente:

Inetto: tutto okay?
Gatto: non vedo perché non dovrebbe essere okay, come dici tu
Inetto: beh sai… la caduta…
Gatto: era un salto
(Io ho una teoria: quando cammini per strada e inciampi e caracolli e ti schianti per terra di brutto, non devi fingere che sia tutto a posto. Anzi: devi fingere che ti sei fatto male, un male da morire, anche se non ti sei fatto niente. Io faccio così. In questo modo la gente non ha tempo di occuparsi di quanto sei stato goffo e ridicolo e buffo, perché deve preoccuparsi di darti una mano mentre ti rotoli per terra tra i rantoli.)

Purtroppo mentre facevo questi pensieri, l’ispirazione m’è scappata e, con lei, la possibilità di regalarmi alla storia, regalando a voi un capolavoro.
Il tizio arrivato da Vega non l’ho visto subito. All’inizio pensavo che fosse il gatto che scivolava di nuovo sul plexiglas, e invece no. Da Vega è un viaggio piuttosto lungo e quindi la prima cosa che mi ha detto è che aveva fame. Gli ho preparato degli agnolotti al sugo di cinghiale e mentre mangiava mi ha detto che se volevo poteva raccontarmi tutti i segreti dell’universo, così potevo scriverci un romanzo fingendo che era tutta farina del mio sacco, anzi, della mia fantasia, perché nessuno avrebbe mai creduto che erano cose vere.
Io ci ho pensato un po’ su e poi ho detto no, che così non valeva. E allora lui mi ha detto che non importava, tanto era già in contatto con l’editore di tale Ken Follet, o qualcosa del genere, e che lo avrebbero pagato bene per raccontare la sua storia. Ha finito gli agnolotti, ha fatto scarpetta e se n’è andato via in un modo davvero strano per uno di Vega: con la mia Panda.
Quando ho ripreso a scrivere, del romanzo non c’era traccia, ed è uscito fuori questo post:

Inetto: sai, io credo di aver fatto la scelta giusta col tizio di Vega
Gatto: sei un cretino

postato da: inetto alle ore 14:49 | link | commenti (11)
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lunedì, 21 aprile 2008

Facce da salone, facce da

Venerdì dovevo andare a Roma.
Ma.
Per andare a Roma, prima dovevo raggiungere Linate.
Ma.
Per raggiungere Linate avevo bisogno di un taxi.
E a Milano c’era il salone del mobile. No, dico, il salone del mobile.
Morale: 35 minuti per trovare un taxi.
Comunque.

Secondo me al salone del mobile ci sono due grandi categorie di persone: quelli che ci lavorano e si guadagnano da vivere e poi tutti gli altri, ovvero una mandria di bru-bru con un bicchiere di spumante in mano, lo sguardo vacuo e un disperato bisogno di figa (che è l’unico termine che conoscono per indicare una donna, oltre ad essere l’unica sineddoche che usano, pur non avendo la minima idea di cosa sia una sineddoche). Bicchiere, sguardo vacuo e bisogno di figa accomunano tutti i bru-bru. Poi ci sono alcuni accessori che li distinguono l’uno dall’altro. Chessò: pizzetto e pelata, occhiali da vista colorati e fascianti (genere Ciccio Graziani a controcampo), capelli lunghi dietro per nascondere l’attaccatura ogni anno più alta davanti, colletto della camicia cartonato bianco, scarpe in pelle tinta dissenteria con punta quadrata, ecc ecc. Chiaro, no?
Quanto alla definizione di bru-bru, si tratta di neologismo un po’ onomatopeico perciò è difficile da spiegare. Quelli lì, comunque, sono dei bru-bru, fidatevi.
Un bru-bru, quando ti incontra è molto tautologico. Lui non ti chiede come stai e poi ascolta. No, lui ti dice: “uhè, sciao, come va?! Allora, come stai?! Tutto bbbéne?! Cosa mi racconti?!! Novità!?”, ti tocchiccia ripetutamente braccia e spalle, e poi non dimostra il minimo interesse per la tua risposta, perché c’è già qualcun altro da salutare e lui, il bru-bru, è un feroce animale sosciale ed è amico di tutti. Un modo per avere la sua attenzione almeno per qualche istante ci sarebbe, ma richiede un certo coraggio:

Bru-bru: uhè, sciao, come va?! Allora, come stai?! Tutto bbbéne?! Cosa mi racconti?!! Novità!?
Inetto: sei un cretino
Bru-bru: ma davv… come hai detto scusa?
Inetto: Sei. Un. Cretino.
Bru-bru: …
Inetto: …
Bru-bru: uhé, hai visto che figa che c’è là?! Credo che me la farò.

Comunque.
La cosa più bella che ho visto quest’anno al salone del mobile è una vetrina (e non avrei potuto vedere altro, visto che non ci sono andato). Sulla vetrina c’era scritto a caratteri cubitali “creativity is a language that nobody knows, but everybody understands” e sotto, in piccolo, ma molto in piccolo, qualche genio aveva aggiunto a pennarello, “sì, certo, e l’amore è una scoreggia del cuore, ma in inglese non so come si dice”.
Grazie.
postato da: inetto alle ore 11:31 | link | commenti (5)
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martedì, 15 aprile 2008

Gioiamo...

... e facciamo il nostro più sincero in bocca al lupo al nuovo ministro del welfare...

maracarfanga

postato da: inetto alle ore 09:10 | link | commenti (7)
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martedì, 08 aprile 2008

Lucciole per lanterne

Esistono un sacco di bei modi per finire su una pagina web verso cui non eravamo diretti e nei confronti della quale non nutriamo il minimo interesse. Lo so io e lo sapete voi.
Il web-surfing, ovvero la navigazione, è d’altra parte un viaggio senza Colonne d’Ercole e questo, in fondo, è il suo bello: il bello di partire cercando informazioni sulla fotosintesi clorofilliana e di ritrovarsi in 4 click davanti a due grossi negri, con due grossi uccelli, che penetrano una povera disgraziata la quale urla come una giumenta durante il parto, mentre i due energumeni le gridano “Mooonsteeer!! Mooonsteeer!!” con voce cavernosa e battendosi il petto (siccome sono un appassionato studioso di fotosintesi clorofilliana, si dà il caso che mi sia capitato).
Da quando ho aperto questo blog, quindi, mi sono sempre domandato come fa certa gente a finirci dentro senza nemmeno sapere che esiste. Senza nemmeno sapere che io esisto.
Quali sono, mi chiedevo insomma, le chiavi di ricerca che possono condurre sconosciuti peregrini della rete ad entrare in contatto con questa goccia d’oceano?
Ebbene, Shiny Stat mi ha finalmente illuminato e adesso io sono un po’ più felice…

L’Inetto è il protagonista di un romanzo di Svevo, e questo già lo sapevo. Mi pare evidente quindi che un sacco di gente, cercando informazioni sue e/o del romanzo, finisca per ritrovarsi qui.
Ho qualche difficoltà in più a capire come chiavi di ricerca quali “la tabellina del tre”, o “parole derivate giorno”, o “voglio che mio figlio parli l’inglese”, o “disorientamento ape” siano ricollegabili a questo blog.
Comunque.
Quello che però proprio non riesco a spiegarmi è come “Punta Cana scopare” e “Frasi che mettono in luce qualche aspetto del rapporto con tua sorella” inserite su Google possano aver condotto due sfortunati web-nauti sino a me.
Non ho una risposta, e quindi non mi resta che scusarmi con chi voleva scopare a Punta Cana o saperne di più dell’anima di sua sorella e si è invece ritrovato a leggere queste cazzate.
postato da: inetto alle ore 18:07 | link | commenti (6)
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venerdì, 04 aprile 2008

Record

23: i minuti che il mio PC ha impiegato stamattina per avviarsi.

5: i minuti necessari, dopo l'avvio, per accedere a Internet.

4,5: i megabite di posta arretrata che, per ragioni a me ignote, si era rifiutato di scaricare negli ultimi 3 giorni.

postato da: inetto alle ore 09:26 | link | commenti (6)
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