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L'inettitudine rende l'uomo capace di tutto

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giovedì, 31 gennaio 2008

Appunto...

Visto l'entusiasmo e le numerose adesioni...

PG

PS: Si ringraziano Asterisko e il gatto per la collaborazione creativa.

PPS: la collocazione dell'accento sulla parola "attaccati" è libera scelta dell'elettore. Siamo liberali, noi del PG.

postato da: inetto alle ore 09:29 | link | commenti (8)
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martedì, 29 gennaio 2008

Le verità scomode

Premessa: sto per scrivere delle cose che potranno risultare –alternativamente- stupide, futili, superficiali, impopolari, antipatiche. O anche tutte queste cose insieme.
Il motivo è che io sono –alternativamente- una persona stupida, futile, superficiale, impopolare, antipatica. O anche tutte queste cose insieme. E poi credo che c’entri qualcosa il fatto che ho smesso di fumare da ben 6 ore e da allora sto masticando una merdosissima gomma di nicotina color cacca che fa venire, nell’ordine: nausea, vomito, fuoco di Sant’Antonio altezza sterno. Infine, anche il gatto ha di certo la sua bella dose di responsabilità.

Comunque.

L’ultima ora e mezza di 2001-Odissea nello spazio è semplicemente di una noia mortale. Non sto dicendo che io la trovo noiosa, eh. Sto dicendo che è noiosa in sé, e chiunque pensi il contrario non capisce niente oppure è una persona molto noiosa. Il gatto non si esprime in merito, perché si è addormentato durante la proiezione. Tutte e quattro le volte.

Non sapendo quasi nulla di politica americana, la sola ragione per cui voterei Obama e nessun’altro è che Obama è nero e mi ricorda tanto Danzel Washington in Malcom-X.

Secondo uno studio condotto sugli esseri umani da alcuni autorevoli studiosi della Luna Boscosa di Endor, non tutta la razza umana deriverebbe dalle scimmie. Pare, infatti, che i filippini sarebbero diretti discendenti degli Ewoks. Guardando un filippino medio e sentendolo parlare, la cosa mi pare francamente plausibile. Il gatto condivide, con qualche riserva.

Quando mi butterò in politica, il mio partito si chiamerà il Partito Giusto e il suo simbolo sarà una patella su uno scoglio, a simboleggiare il mio attaccamento alle idee. Nel programma ci saranno un sacco di progetti violenti, irrealizzabili o del tutto inutili, tranne uno. Entrata in grande stile con l’esercito nei territori vaticani ed espropriazione immediata di ogni bene, da utilizzare per rimpinguare le tasse statali e cancellare il debito pubblico. Il gatto ha detto che intende iscriversi al partito, non appena avrà finito di sezionare la sua lucertola per verificare se dentro è davvero fatta di polistirolo, così mi ha detto almeno. Ha richiesto però che nel programma venga inserita, al capitolo sull’invasione vaticana, la postilla "non si faranno prigionieri". Sto valutando la proposta.

postato da: inetto alle ore 12:37 | link | commenti (9)
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venerdì, 25 gennaio 2008

Outing

Prodi, dopo il voto di sfiducia, è andato a riferire a Napolitano. A riferire, ve lo immaginate?

Prodi: ciao
Napolitano: uhelà, ciao carissimo! Che novità?
Prodi: senti…
Napolitano: che c’è stavolta?
Prodi: devo dirti una cosa…
Napolitano: coraggio, dimmi
Prodi: però prometti che non ti arrabbi…


postato da: inetto alle ore 14:55 | link | commenti (4)
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giovedì, 24 gennaio 2008

Questa l'è ganza

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Cui Prod(i)est?

postato da: inetto alle ore 14:11 | link | commenti (1)
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martedì, 22 gennaio 2008

La versione del Notabile

Ieri sera, durante Porta a Porta, Mastella è stato più volte escusso da diversi giornalisti i quali, tutti, gli hanno rivolto la stessa domanda: perché? Che nesso c’è tra le inchieste aperte nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia e la decisione di lasciare la maggioranza (in mutande).

Mastella, con enormi giri di parole, si è rigorosamente astenuto dal rispondere, e la cosa non mi sorprende affatto. Quello che mi sorprende, invece, è che la domanda gli sia stata a più riprese rivolta, cosa che denuncia il fatto che del personaggio non si è capito un beato cazzo.

Mastella è un uomo politico, un (ex) ministro, un giocoliere del Parlamento, come molti altri: tutto vero. Ma è prima di tutto, più di tutto, e a differenza di quasi tutti, anche un notabile. Dal dizionario della lingua italiana: Notabile = degno di nota, di essere conosciuto, e quindi importante, ragguardevole, persona ragguardevole e influente.

Mastella è figlio delle sue terre, ne conosce bene e ne pratica ancor meglio la mentalità: lui è il notabile di Ceppaloni e Benevento, e, come tale, ragiona. Da quelle parti, quando qualcuno ti fa uno sgarro, ti pesta i piedi, ti dà fastidio, la sola cosa cui tu (notabile) pensi, la sola cui tieni, l’unica che ti interessa a dispetto persino del bene del Paese, è quella di riguadagnare il Rispetto perduto. Rispetto con la R maiuscola. Quello che Mastella, forse inconsapevolmente, forse con astuta attenzione, continua a chiamare dignità.

Nella mozione presentata in Parlamento dall’Udeur, in appoggio a quanto da lui dichiarato qualche giorno prima sulla magistratura italiana, c’è precisamente la richiesta di quel Rispetto che non gli era stato portato. Mi avete fatto un sgarro, a me che sono un notabile? Ora chiedete scusa, datemi ragione, portate Rispetto. Altrimenti troverò altri modi.

Et voilà: bocciata, per ovvie ragioni, la mozione dell’Udeur, Mastella ha fatto la sola cosa che gli restava da fare, la più scontata, la più prevedibile: ha mollato la maggioranza e, agli occhi della sua (pur piccola) comunità si è ripreso il Rispetto che uno come lui merita.
Perché adesso, da Ceppaloni a Benevento (dal Manzanarre al Reno), chi altri sarà così importante, influente, degno di nota, notabile insomma, da riuscire –da solo- a mandare in crisi il Paese intero?

postato da: inetto alle ore 16:02 | link | commenti (13)
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lunedì, 21 gennaio 2008

Mutatis mutandis

Qualcuno, oltre a me, si è accorto con sgomento che è cambiato il messaggio di chiusura delle pubblicità dei medicinali?

Prima era velocissimo e un po' confuso (tipo: te lo dico ma non devi capire quello che sto dicendo sennò pensi che sia vero e allora ti spaventi e non compri la medicina, invece del fatto che sia vero non ti devi preoccupare) e recitava così: può avere effetti collaterali.

Inetto: buongiorno, ho preso un’aspirina e mi è caduto il pisello.
Mr.Bayer: oh, ci dispiace, Inetto! Eccole 100.000 euro e tante scuse. Torni a trovarci, eh!

Ora è velocissimo e un po' confuso (tipo: te lo dico ma non devi capire quello che sto dicendo sennò pensi che sia vero e allora ti spaventi e non compri la medicina, invece del fatto che sia vero non ti devi preoccupare), ma recita così: può avere effetti collaterali. ANCHE GRAVI.

Inetto: buongiorno, ho preso un’aspirina e mi è caduto il pisello
Mr.Bayer: oh, ci dispiace, Inetto! Però l’avevamo avvertita, ricorda? Anche gravi…

postato da: inetto alle ore 13:11 | link | commenti (5)
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lunedì, 14 gennaio 2008

Sarebbe bello, ma non è così

Uno degli errori più frequenti che si commette nell’applicare il principio di uguaglianza è quello di partire dal presupposto che siamo tutti uguali e, quindi, tutti dobbiamo essere ugualmente trattati.
Non è così. Né è questo che dice il principio di uguaglianza.
L’assioma che più di ogni altro si adatta a tale principio è infatti ben diverso e può tradursi in questo modo: situazioni diseguali vanno trattate e valutate in modo diseguale, dove diseguale non sta per peggiore (o migliore), ma semplicemente per differente.
La sentenza della Iaaf che ha deciso di non consentire a Pistorius di partecipare alle prossime Olimpiadi di Pechino commette proprio questo errore. Mi spiego.
In linea astratta la decisione è giusta: se le protesi di Pistorius gli consentono di ottenere un vantaggio rispetto agli altri atleti è giusto che non gli sia permesso di partecipare, esattamente come si impedirebbe di correre ad un atleta che intendesse dichiaratamente farlo indossando delle scarpe dotate di micropropulsori per andare più veloce.
Ma nel caso di Pistorius, e qui sta l’errore, è la premessa ad essere sbagliata. E’ sbagliato, cioè, considerare lui alla stregua di ogni altro atleta normodotato. Pistorius non è un atleta normodato, non è uguale agli altri e, come tale, va trattato diversamente. Va trattato come tutti gli altri atleti disabili (e uguali a lui), anche se per impegno, costanza e talento ha raggiunto risultati di gran lunga migliori.
Immaginate una gara di matematica cui chiedesse di partecipare anche un uomo con un QI molto al di sotto della media e che, per sopperire alle sue carenze intellettive, chiedesse di poter utilizzare durante la gara un computer in grado di svolgere i calcoli più rapidamente di qualsiasi altro uomo. Sarebbe giusto farlo partecipare? Io non credo. Giusto sarebbe invece consentirgli di partecipare a una gara di matematica con persone con il suo stesso QI e senza un computer che lo avvantaggi. O nella quale a tutti i concorrenti fosse permesso di utilizzare lo stesso computer.
In conclusione, e per tornare a Pistorius, io credo che l’errore sia stato quello di ritenerlo (vuoi per buonismo, vuoi perché è stato lui stesso a chiederlo) un atleta come tutti gli altri, un atleta normale e, quindi, di giudicarlo secondo i criteri e le regole che si applicano nella normalità. Una normalità che non gli appartiene e che mal si applica al suo caso.
Con l’antipatico risultato di far apparire come ingiusta e impietosa una decisione che, invece, ha solo il difetto (enorme) di partire da una premessa sbagliata. La premessa che tutti siamo uguali.
postato da: inetto alle ore 16:23 | link | commenti (10)
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venerdì, 11 gennaio 2008

Il bicchiere mezzo pieno

Quando dormi una notte ogni tre ti rimane un sacco di tempo per...

Si accettano suggerimenti.

postato da: inetto alle ore 08:43 | link | commenti (12)
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martedì, 08 gennaio 2008

Vendere vendere vendere!

Inetto: buongiorno, vorrei una calzamaglia nera
Commesso: per sciare?
Inetto: no, per giocarci a pallone
Commesso: uhm… vediamo un po’…ah, ecco! Ci sarebbe questa: è in tessuto tecnico-traspirante- super elastica-mega aderente
Inetto: uhm… e quanto costa?
Commesso: 70 euro
Inetto: …
Commesso: ma è quella che usa Kakà, eh!
Inetto: ahhhh, capisco…. E mi farà giocare come lui, immagino
Commesso: …
Inetto: e quell’altra lì invece?
Commesso: ah sì, quella. Beh, quella è una calzamaglia di lana nera normalissima
Inetto: tipo che la potrebbe usare anche mia nonna per giocare?
Commesso: direi di sì… sì
Inetto: ma nonostante questo non mi farà giocare come lei, giusto?
Commesso: ggg…giusto
Inetto: va bene quella, allora. Quant’è?
Commesso: 4 euro e sessanta

E stasera, con 65 euro e quaranta, ci esco a cena.

In calzamaglia.  

postato da: inetto alle ore 15:02 | link | commenti (15)
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