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giovedì, 27 dicembre 2007

Foto di Natale

Campagna. Parenti. Troppi. Bambini altrui. Lei. Lontana. Mia madre piange. Mio padre ride. Border line. Mia nonna non mi riconosce. Nebbia. Il Vecchione. Fagioli in umido. Tortellini. Le rughe della Pasqualina. In casa fa freddo. La stufa. Quattordici cani. Diciassette gatti. Ti trovo cresciuto. Spero che ti piaccia. Ma si può cambiare se non va bene. Non un matrimonio uno ancora in piedi. Winnie the Pooh. Finestre grandi. Il belvedere. Il Reno. Piattume e distanze. Sms personalizzati per finta. Hai visto com’era vestita volgare quest’anno?! Alcool. Mio zio non c’è. Ho mangiato troppo. Mangiare ancora. Non fare così, è Natale. I mandarini. La frutta secca. Non hai ancora smesso di fumare? Un'altra sigaretta. I cellulari. Quando ti sposi?! La Strada di Cormac Mc Carthy. La strada per andare a Bologna. La strada che muore sotto l’argine. L’argine. Odore di legna bruciata. Odore di terra. Odore di merda di gatto. Dialetto bolognese. Mio padre parla di suo padre. Cosa fai a Capodanno? Noci e noccioline. Bicchieri. Posate. Piatti. Di plastica. Lei dov’è? Lontana. Candele. Cianfrusaglie. Gli avanzi…

Ed io.
Che forse, prima o poi, riuscirò a fregarmene sul serio senza neanche sentirmi in colpa.

postato da: inetto alle ore 17:57 | link | commenti (9)
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giovedì, 20 dicembre 2007

Il silenzio dei dinosauri

Mentre pedalo le gambe mi fanno male. E le ossa. E la testa. E le dita. E gli occhi. Sono stanco, sono stanchissimo.
E’ successo all’improvviso, senza una ragione apparente. Ho semplicemente smesso di farlo. Passo le notti, notti intere, a scrivere cose senza senso, che rileggo il mattino dopo e butto via subito un po’ spaventato. Oppure appoggiato con la schiena ad un muro, mentre mi accendo una sigaretta dopo l’altra, fissando il fumo che disegna nell’aria cerchi e spirali. Senza riuscire a pensare. Senza riuscire a capire. Senza riuscire a dormire, ma ossessionato dall’idea di farlo. Quando finalmente il buio scivola nella prima macchia di luce, ho la sensazione di riprendere a respirare, anche se so già che per tutto il giorno apatia, nervosismo, instabilità emotiva e nerezza di idee mi accompagneranno come il cane guida di un cieco.
Il Lendormin è una soluzione temporanea e illusoria. Una mazzata dietro la nuca che ti stordisce per qualche ora. Un sonno senza sogni. Al risveglio ti sembra di aver trattenuto il fiato per tutta la notte, come sott’acqua: non hai dormito, hai solo tenuto gli occhi chiusi.
L’insonnia è un mostro schifoso che ti scava gli occhi e ti svuota la mente.
E’ aggirarsi, esausto e vago in un supermercato, a spingere a fatica un carrello, riempiendolo di cose in modo disordinato e distratto. Avanti e indietro senza senso tra gli scaffali.
Ed è prima di tutto un paradosso: l’insonnia è non essere mai sveglio.
Non serve bere. Non serve leggere, guardare la tv, ascoltare musica, fumarsi uno spinello, correre per ore fino a sfiancarsi, ammazzarsi di lavoro, stravolgersi, niente.
Non serve niente.
E non servirebbe più nemmeno La Magia…

E’ ora di andare a dormire” – dice la mamma.
Ancora cinque minuti, per favore, ora non ho sonno
Lo hai detto anche cinque minuti fa. E’ tardi e domani c’è scuola, tesoro. Dormi
Chiudo il mio libro dei dinosauri, che mi piace molto leggere prima di dormire e l’avrò già letto almeno 100 volte. I dinosauri non mi fanno paura perché non esistono più, anche se so che una volta erano veri e giganteschi. E non mi fanno paura anche per un altro motivo. Il mio libro dice che 65 milioni di anni fa, che non riesco a immaginarmi quanto tempo è, ma so che è davvero molto, una gigantesca palla di fuoco, detta meteorite, è caduta sulla Terra e ha ucciso moltissimi dinosauri. L’esplosione è stata davvero impressionante e ancora oggi dallo spazio si può vedere il buco, detto cratere, lasciato dal meteorite. Il cielo è diventato di fuoco. La terra è diventata di fuoco e fumo. Gli alberi sono bruciati come fiammiferi. Si è alzato un vento fortissimo che ha spazzato via tutto. Gli oceani si sono sollevati e le onde hanno sommerso ogni cosa. Gli animali hanno cercato di fuggire, ma il fuoco, e l’acqua, e il vento, e il fumo sono stati più veloci. Persino il Velociraptor, che era il dinosauro più svelto di tutti, si è dovuto arrendere.
Poi è arrivata la calma. Il fuoco si è spento. Il vento non ha più soffiato. Gli oceani si sono ritirati. La pace si è posata dappertutto. Ma era una pace strana. Una pace morta. Come se una gigantesca foglia secca si fosse staccata dal ramo del più alto degli alberi e si fosse appoggiata su tutta la Terra. Molti dinosauri e tanti altri animali più piccoli erano scomparsi. In pochi si erano salvati, senza sapere cosa li aspettava. L’esplosione infatti era stata così violenta che aveva alzato una nube polverosa tanto densa da oscurare i raggi del sole per tantissimi anni. Senza il sole, le piante non potevano crescere. Senza le piante, gli animali erbivori morivano perché non c’era niente da mangiare. Senza gli animali erbivori, morivano quelli carnivori.
Ovunque c’era solo il silenzio, che era l’unico a non avere bisogno di niente per vivere, tranne che di se stesso.
Ecco, quando penso ai dinosauri non mi fanno paura per questo motivo, perché penso a quel giorno, e mi fanno pena. Quello che mi fa molta paura invece è il silenzio.
Nel letto penso al silenzio. E penso anche alla scuola. E un po’ anche non sono stanco, perché è ancora presto. Tengo gli occhi chiusi, ma la mente non è chiusa...
Papà
Cosa c’è, chicco?
Non riesco a dormire
Come mai?
Per la scuola. Perché è presto. E per il silenzio
Quale silenzio?
Il silenzio dei dinosauri

Il papà lo sa cos’è quel silenzio, perché a volte il libro lo leggiamo insieme.
Mi fai La Magia?
Il papà si avvicina al mio letto e si siede vicino al cuscino. Mi guarda. Lo guardo.
Chiudi gli occhi, sennò La Magia non funziona, lo sai
Mi appoggia le mani sulla testa, vicino alla fronte, e con i pollici comincia a fare come se fossero i tergicristalli della fronte e dei pensieri, e la fronte e i pensieri un vetro sporco. Li muove lentamente per essere sicuro di pulire via tutto. Io tengo gli occhi chiusi, anche se mi viene da aprirli ogni tanto per vedere se mi guarda. Però non lo faccio, perché lo so che altrimenti La Magia non funziona.
Papà?
Dormi, chicco
Tu credi che abbiano sofferto molto?
Chi?
I dinosauri
Forse un po’ sì, soprattutto quelli sopravvissuti
Già, è quello che penso anch’io
Poi, a un certo punto, non ho più voglia di aprire gli occhi e non riesco più a tenere aperta neanche la mente. Dimentico la scuola. I dinosauri spariscono. Non sento più il silenzio.

Forse è per questo che si chiama La Magia.

postato da: inetto alle ore 10:53 | link | commenti (7)
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martedì, 18 dicembre 2007

Chissà perché...

... si ostinano ancora a mettere i canditi nel panettone.
postato da: inetto alle ore 09:25 | link | commenti (14)
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venerdì, 14 dicembre 2007

L'ultimo viaggio

Mentre giocavo a scopone scientifico con il mio gatto, discutendo del significato della vita, lui mi ha chiesto se il settebello era già uscito e che fine aveva fatto la Panda.

Avevo una Panda. Tutta rossa. Immatricolata ’88. Tettuccio apribile. Novantasettemila chilometri. Bella. Punto e basta.
Un giorno, non molto tempo fa, le dico:
<<Andiamo>>
<<Dove?>>
<<Sorpresa>>
Sulla strada, durante il viaggio, la Panda tartaglia, tossisce, trema, tamburella, allittera tum-tum sul pavè. Come sempre. Ma va. Come sempre. Arriviamo in concessionaria e il venditore cravattoso mi fa:
<<ci sarebbero anche il signor Silva e sua moglie che hanno bisogno di uno strappo al deposito, ci stiamo?>>
<<Ce la fai?>> –chiedo alla Panda- <<Siamo in 4, e c’è pure un tratto di autostrada per arrivare>>
<<Tutti a bordo!>> -tartaglia lei- <<Ce la faccio>>
Il signor Silva è un vecchio con le scarpe a punta e la coppola scorbutica. Ha l’alito che sa di polluzione notturna. Io guido e mi sento un verme. Lei fa una fatica del diavolo, ma va. Ce la fa, come sempre. Che gran macchina che sei, che gran verme che sono.
Poi il Silva decide di dare aria alla bocca:
<<Siamo sicuri che arriviamo a destinazione? Secondo me non ce la fa>>
<<Sicuri>> -dico- <<non mi ha mai tradito>>. Lei non mi tradirebbe mai, ed io invece sono proprio un verme.
Silva mica tace, però -vecchio del cazzo, avessi solo la metà del vigore della Rossa che c’hai sotto il culo, tua moglie sorriderebbe ogni tanto-… Dice:
<<Tra l’altro, scusi, questa è una Euro zero, no? Mica può circolare al mattino. Non è che poi la multa mi tocca di pagarla anch’io?! No, perché io non pago un bel niente, sia chiaro!>>
<<Fuma, signor Silva?>> -chiedo
<<Per carità, con l’asma che mi ritrovo! Una volta sì: ma poi ho dovuto smettere>>
<<Ah, capisco>>. Accendo una sigaretta e aspiro bello profondo. <<Sa (stronzo), quando guido non posso proprio farne a meno>>
Imbocchiamo l’autostrada. Tamburello nervoso sul volante, tam-tam faccio io, tum-tum fa lei, e tossisce, e tartaglia e ci porta tutti al deposito.
<<Aspetto qua?>> -chiede. Non rispondo, tiro dritto, striscio via come un verme.
<<Lasci dentro le chiavi.>> -fa il cravattoso. Scende pure il Silva e se ne va affanculo da qualche parte.
Lei intanto capisce: c’ha vent’anni, ma mica è scema.
<<Perché?>> -mi chiede mentre mi allontano.
<<Senti, è un casino, ci sono leggi, regole, cose, e tu sei troppo vecchia>> -cerco di dare durezza al tono, ma le parole si sciolgono come cera calda, escono liquide.
<<Antiquariami>> -fa lei- <<funziono ancora, in fondo>>
<<Per quello sei troppo giovane>> -e me ne vado che mi sembra di aver ingoiato un macigno. E poi dicono che avere vent’anni è una gran cosa. Andate a raccontarlo a lei, allora.

Quando ripasso di lì, sulla nuova fiammante nera a basso impatto ambientale servosterzo finestrini elettrici cinque porte e zero personalità, lei non c’è già più.
Torno a casa, verme al volante.

Al gatto ho risposto che è scappata, così senza motivo, a cercar se stessa magari: <<Guarda, qualche giorno fa ha mandato una cartolina>>…

 

pandablog 

postato da: inetto alle ore 10:16 | link | commenti (13)
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martedì, 11 dicembre 2007

Falli neri, Spigolino

C'è un tale che mi sta molto a cuore e che ha nome Spigolino.

Dovete sapere che Spigolino inizia oggi una tre giorni atroce: la tre giorni dello scritto per diventare avvocato: 'na roba che quando finisci hai solo voglia di dimenticartene. Garantisco.

Perciò, se passate di qui, chiunque voi siate, che mi conosciate o no, che conosciate o no Spigolino, fategli il vostro in bocca al lupo. Sarà apprezzato anche se lui potrà leggerlo solo tra tre giorni, e anche se non vi sembrerà possibile, forse gli darà una spinta.

In bocca al lupo, Spigolino.

postato da: inetto alle ore 09:45 | link | commenti (13)
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lunedì, 03 dicembre 2007

Dell'obolo per stare bene

Hai passato un fine settimana che, con vezzo linguistico, può definirsi delizioso senza tema di smentita.

Venerdì sera, dopo una buona cenetta, hai visto un bel film al cinema; cinema italiano, per di più. Tornato a casa, hai chiacchierato ancora con Lei del più e del meno e, mentre ti accorgevi –ancora- di quanto sia bello ascoltarla e parlarle, ti si sono chiusi gli occhi che quasi non te ne sei accorto.
Sabato hai dormito fino a un’ora quasi maleducata, tanto era tarda. A pranzo fish & chips improvvisati e cucinati insieme. Nel pomeriggio, il divano, caldarroste fatte in casa e il tuo libro, alternato con un buon documentario del National Geographic e un paio di rotoloni con Franco, il tuo gatto, particolarmente ben disposto e socievole. Verso sera, una buona birretta con gli amici, uno dei quali ti restituisce, dopo 10 mesi, la serie 3 e 4 dei Griffin in dvd. Dopo l’aperitivo, in poltrona con tuo padre, tuo fratello e un paio di amici tifosi a vedere Milan-Juventus: il Milan non gioca un granché, ma non perde, e di questi tempi lo puoi considerare un buon risultato. Dopo la partita, torni a casa e sai che Lei, che è uscita per i fatti suoi e si è divertita, tornerà a illuminarti di nuovo la casa. Succede, in effetti, e –di nuovo- giù a chiacchierare, a raccontarsi, e cos’hai fatto, chi c’era, come sta, finché gli occhi son pesanti che non vuoi che si chiudano, ma mica ce la fai a tenerli aperti e… bum.
Domenica, che ti svegli e non sai che ora è, ma chissenefrega, e Lei si presenta a letto con una fetta di panettone e la spremuta appena fatta, e Franco ha fame, ma non è insistente, e quando alla fine lo accontenti, miagola che sembra dirti grazie, ti voglio bene. A pranzo ti dedichi agli gnocchi alla Inetto, lanciandoti in acrobazie di sugo che alla fine è pure buono. Nel pomeriggio, allo spazio Forma una mostra di fotografia e una bella passeggiata di foglie e silenzio per arrivarci, e poi La 7 che ti sorprende con una maratona di film di Woody Allen, il tuo regista preferito, che ti porta per mano fino a sera. Una pizza e il pensiero che c’è ancora gente che nel fine settimana fa 2 ore di coda al freddo per entrare in un posto dove, se va bene, ti siedi e ti chiedono 10 euro per un Cuba con troppo ghiaccio e devi urlare per sapere come sta la persona che hai di fronte...

Poi vai a dormire e scocca la mezzanotte e si fa lunedì, e allora devi cominciare a pagare l’obolo del tuo star bene. La nottata è una merda, perché il Franco è agitato e vaga rumorosamente per la casa come un’anima in pena; perché quella cazzo di macchinetta per la magnetoterapia all’anca ti dà fastidio, anche se non fa rumore; perché ti svegli e hai sete, ti svegli e hai mal di pancia, ti svegli e la pizza è ancora lì, come appena sfornata, ma nel tuo stomaco. E alla fine la sveglia ti dà una gomitata in faccia e ti sbatte giù dal letto; sei sotto la doccia e arriva l’impiegato comunale zelante che deve controllare che Lei abita effettivamente lì con te, e, mentre sei in accappatoio e fa un freddo becco e il sonno è una mano sulla testa che spinge giù, quello ti chiede chi sei e che mestiere fai e quanti anni hai e scusi, ma io che c’entro? E lui, sa, è per una questione statistica… e dieci minuti dopo arriva Mercy che signore pinito soldi, puoi dare anticipo?, e come si fa a dirle di no che sta messa così peggio di te? e allora finisci di vestirti e la paghi, e tra il messo comunale e la Marcy e il Franco che è uscito e non vuole tornare a casa, finisce che sei in un ritardo mostruoso, e allora scappi via senza nemmeno il tempo di darle un bacino, arrivi in studio e trovi 25 e-mails nella casella, di cui 24 ti raccomandano di allungarti l’uccello e una, di tale Mario, ti consiglia un casinò on line fighissimo, e sulla tua scrivania c’è una busta “Gentile cliente, la informiamo che, al 22 novembre 2007, sul suo conto Blockbuster risulta un importo da saldare di Euro 60” e, mentre scopri di avere un conto Blockbuster, realizzi anche che sono solo le 9.30.

postato da: inetto alle ore 12:42 | link | commenti (4)
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