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L'inettitudine rende l'uomo capace di tutto

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venerdì, 27 luglio 2007

Sportivamente

Il Milan ha finalmente reso nota l’identità del fantomatico Mister X, obiettivo primario della stagione.

Si tratta di Arnold che, abbandonata la fortunata serie TV, si era da tempo trasferito in Brasile.

Ronaldo

 

La nostra campagna acquisti può così ritenersi chiusa”, ha dichiarato l’Amministratore delegato della società rossonera dopo la firma dell’accordo.

Arnold, già a Milanello per allenarsi col resto della squadra e apparso un po' sovrappeso, ha detto ai nostri microfoni: “soy muito felisce, ma no olvido el Signor Drummond e Willis: sensa de loro no estarei aquì hoy”.

Se son rose... 

postato da: inetto alle ore 13:00 | link | commenti (3)
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giovedì, 26 luglio 2007

Amare un Ibrido

Svegliarsi è già di per sé difficile. Va bene.
Ma farlo, e scoprire che accanto a te c’è un singolare ibrido tra il mago Oronzo e Frankestein Junior, rende tutto ancor più complicato. E comporta un’involontaria, quanto suggestiva, inversione di ruoli.
Suona la sveglia. Inetto apre gli occhi e scende dal letto.
Inetto: “dai alzati, sono le otto.
Da sotto le coperte il sagomone di Ibrido produce un movimento quasi impercettibile.
Inetto entra in doccia. 4 minuti. Inetto esce dalla doccia. Ibrido è ancora immobile.
Inetto (stile dr. Frankenstein): “viviiii!
Questa volta all’impercettibile movimento si sostituisce un strano grugnito gutturale che sembra provenire dal fondo di un pozzo: “unghr…rivo”.
Inetto ora è davanti allo specchio e si applica con diligenza femminea una noce di Nivea-viso. Comincia l’inversione dei ruoli (sentite, ho preso un po’ di sole domenica e voglio che quel colorito, che ha preso il posto del precedente verde marcio, duri un po’ più di mezza giornata, d’accordo?!).
Mentre prosegue l’operazione spalmatura, il sagomone di Ibrido prende finalmente vita e scende dal letto. Deambula pesante, che sembra riempito di piombo. Canotta bianca e mutanda di contenimento stile anciulabol, gonfia come un pallone aerostatico, si gratta il culo e si dirige per inerzia verso il divano.
Inetto: “ieri sera c’era un’altra persona accanto a me! Cosa ne hai fatto?! Sputala, essere immondo!
Ibrido emette un nuovo suono, che parrebbe una risata. Poi si accascia sul divano. Vive, dunque, ma non ha ancora coscienza di sé.
Inetto: “metti su il caffé, per favore?
Ibrido: “
Inetto esce dal bagno e mette su il caffé. Mentre armeggia tra ante e frigo, un suono biascicato (forse una voce) giunge improvvisa dal fondo del pozzo in cui il divano è sprofondato trascinando con sé Ibrido: “…imentica…o pren…ere latte
Inetto si domanda se questa frase non dovrebbe far parte del suo repertorio, nell’immaginario stereotipo della coppia standard. Inetto conclude che l’inversione dei ruoli è ormai inarrestabile. Perciò decide di calarsi completamente nella parte.
Inetto (petulante): “non mi sorprende sai? Nell’ultimo mese hai dimenticato di tutto. Ieri sera ho svuotato io la lavastoviglie che io avevo caric…” Inetto viene interrotto da Ibrido ancora biascicante, ma quasi fuori dalla fase rem: “ti ren..i con..o di quello che disci?
Inetto: “…ehm.. scusa: mi son fatto prendere troppo dal personaggio.” Di nuovo quello strano suono, che parrebbe una risata.
Ibrido e Inetto consumano la colazione.
Ibrido: “grasie …’more
Inetto: “
Poi Ibrido si alza e va verso la lavastoviglie con un piatto in mano. Sono i primi passi e l’andatura è quella di un mendicante affamato. Ma lo sguardo è fermo, decisamente di sfida. Si gratta la schiena, apre la lavastoviglie e ci infila dentro il piatto. Poi si volta. Tace, ma gli occhi dicono “hai visto? Tié!
Inetto: “è meglio se il piatto lo metti verticale, però grazie.
Ibrido (improvvisamente in sé): “senti, è inutile che mi guardi con quel sorrisetto ironico… e smettila di ridere… io non sono distratta, non sono così, è che la mattina…insomma lo sai com’è!
La frase ha senso compiuto! Inetto è felice. Poi suona il telefono.
Telefonante: “
Inetto: “buongiorno signora
Telefonante: “
Inetto: “va bene, grazie, glielo dico subito. Buongiorno”.
Telefonante: “
Clic.
Inetto: “era tua madre. Dice che ha trovato il tuo cellulare nella sua borsa
Ibrido: “” 

                                               

postato da: inetto alle ore 12:07 | link | commenti (11)
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mercoledì, 25 luglio 2007

L'appuntamento

Che poi magari ti chiedi se la ragione non sia che hai detto qualcosa che non dovevi dire, o fatto qualcosa che non dovevi fare. Ti sei spinto troppo in là? Quando è successo? Ripercorri a ritroso l’ultima settimana, cercando di ricordare. Ma i ricordi sono un groviglio lanoso e compatto, un gomitolo rosso che non ti riesce proprio di filarlo. Fluiscono dalla pancia al cervello e spingono forte, finché non li vomiti tutti insieme. Carnosi. Prepotenti. Confusi.
E intanto nemmeno oggi uno straccio di telefonata. Nessuna notizia. Niente, salvo il niente. E il niente è una cosa che quando vuole ti riempie da far schifo.
Basta! Bisogna che vada io a cercarla, non posso più aspettare. Tanto di dormire non se ne parla davvero.
Esco. Vado.
Quando arrivo sotto casa sua saranno, che ne so, le tre del mattino o giù di lì. Per strada non c’è un cane. Tira vento, e la pioggia mi cade addosso lenta e obliqua, solleticandomi la punta del naso. La luce dei lampioni si riflette a tremolio sull’asfalto bagnato e l’umidità rende un po’ indecisi i contorni delle case. Accendo una sigaretta e aspetto. Suonare “F.” Devo suonare, lo so. Aspetta, aspetta ancora un istante, fatti un’altra tirata, dai. Suonare “F.” Devo suonare? Sì, devi suonare, lo sai. Passeggio avanti e indietro. Su e giù sul marciapiede. Il piede marcia su e giù. Una buona tirata, l’ultima. Tizzone sul marciapiede. Il piede non marcia più. Deciso, spegne il tizzone. Poi ancora su e giù.
Un tram sferraglia dietro di me e mi scuote. E’ come svegliarsi. Suoni? Sì, suono. Fa freddo.
Al citofono la sua voce è metallica, stanca, sorpresa: “chi è!?
Inetto: “ciao
F.: “è notte fonda! Cosa vuoi?!
Inetto: “senti, scendi. Non ho intenzione di parlare con un citofono!
F.: “dammi un attimo, ok?” Sbuffa.
Poi scende.
F.: “allora, si può sapere cosa diavolo vuoi a quest’ora?!
Inetto: “hai un bel coraggio a chiederlo! Sono giorni che non ti fai vedere! Non una chiamata, un messaggio, niente di niente!
F.: (sbadigliando): “ho avuto altro da fare. Non ci sei mica solo tu, sai?
Inetto: “come sarebbe a dire <<ho avuto altro da fare!?>> Pensavo che tra noi ci fosse qualcosa. Qualcosa di serio! Ci contavo!
Fa spallucce, poi incrocia le braccia al petto: “ho freddo
Inetto: “lo so, mi spiace. Ecco, metti questa”. Le allungo la giacca. La indossa. “Va meglio?”. Fa cenno di sì con la testa. Riattacco a parlare: “allora, dove diavolo sei stata!?
F. (con aria sprezzante): “sei proprio un coglione, lo sai vero?
Non capisco. La mia faccia è un grosso punto di domanda. Lei prosegue: “sono sempre rimasta con te. Sempre con te tutto questo tempo. Non ti ho mollato un istante. Sempre lì. Ho cercato di farmi notare, ti ho parlato, ti ho persino telefonato un paio di volte! Niente! Non c’è stato verso! Eri troppo impegnato per accorgerti di me. Troppo preso dal tuo lavoro, troppo concentrato su te stesso, troppo convinto dell’idea che tanto prima o poi sarei arrivata, come faccio sempre. Non è così?! E invece no, caro mio. Stavolta no. Stavolta mi sono stufata di aspettare lì, ballando il tip-tap davanti a te nella speranza che mi vedessi. E ho deciso di andarmene. Te la devi anche meritare una come me, sai? Devi fare qualcosa ogni tanto per tenermi qui. Devi imparare a dare, per poter chiedere. Devi saperti fermare. Devi saper cercare!
Me ne sto davanti a lei, immobile. Mi fissa. Aspetta. “E’ stata una settimana difficile. Mi dispiace. Sono uno stronzo” Poi la abbraccio.
Inetto: “allora ci vediamo domani?
F.: “

Salgo in macchina, anche se sono venuto a piedi. Il sole è caldo adesso, anche se un attimo fa era notte e pioveva. Adesso la città è campagna, le case colline blu, il tram un carro pieno di paglia rossa.  
Non è un miracolo: è solo un appuntamento con F(antasia).
postato da: inetto alle ore 11:16 | link | commenti (15)
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mercoledì, 18 luglio 2007

Tema libero

Non c'è niente di peggio che cercare un'idea che non trovi. Anzi, qualcosa di peggio c'è: avere un'idea e non trovare il tempo per scriverla. Ma oggi non è il mio caso.

Se almeno fossi Bukowski o Burroughs o Hemingway potrei scrivere decine di pagine sul blocco dello scrittore. Se fossi Kafka, invece, riuscirei a buttar giù un racconto sulla persona che tutte le sere, di tutti i giorni, sempre alla stessa ora, passa davanti alla mia finestra trascinando un trolley. Il gioco è non affacciarsi mai a vedere chi è, com'è. Il gioco è "conoscerla" solo per il rumore che fanno le ruote della valigia trascinate sul ciottolato del cortile. Tre anni che passa, mai vista in faccia.

Se fossi Rodari, infine, inventerei una filastrocca agrodolce, chessò, sul postino, o sul fatto che a casa mia manca il portone. Non è un vezzo del condominio: semplicemente, due anni or sono, il portone ha deciso che non ne aveva più, come si suol dire, e si accasciato neanche fosse un sacco di iuta vuoto. Ridono tutti quando racconto questa storia. Tutti, tranne il proprietario dell'auto su cui il portone si è accomodato. 

Se fossi... se fossi... già, ma sono solo un inetto senza un'idea: tirate voi le conclusioni.

E siccome stavolta non vi ho dato spunti e la cosa non va bene affatto, per rimediare facciamo così: se passate di qua, se passando di qua ne avete voglia, oggi scriveteci quello che vi pare.

postato da: inetto alle ore 17:27 | link | commenti (16)
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martedì, 17 luglio 2007

Donne e motori

checoppiaSono uscito di casa 5 minuti dopo di te e ho visto che hai dimenticato il cellulare.

La cosa buffa è che, per recuperarlo, prima ti toccherà di recuperare le chiavi di casa che hai dimenticato da tua sorella ieri sera.

La cosa buffa è che non potrai chiamare tua sorella, perchè sei senza cellulare.

Ho chiesto a mia madre di lasciarti le sue, così riprendi anche il telefono, così chiami tua sorella, così chiami me, così chiami chi ti pare.

Ho anche prelevato per pagare quella cosa là, ché a te era passato di mente...

A pensarci bene, la differenza tra noi due è semplice. Io sono un vecchio carro attrezzi affidabile, con 100.000 Km sul groppone, che fa 30 Km con un litro e non ti molla mai per strada. Tu sei una splendida auto sportiva decapottabile, rosso fuoco, cambio sequenziale, motore brillante, cromature, cerchi in lega, stereo con otto casse, computer di bordo, da 0 a 100 in 4 secondi netti... E niente benzina.

Perciò avrai sempre bisogno di un vecchio carro attrezzi, che del resto non servirebbe a niente se non avesse una straordinaria decapottabile rossa da rimorchiare. 

postato da: inetto alle ore 13:56 | link | commenti (13)
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lunedì, 16 luglio 2007

La prospettiva: ovvero, come convivere col senso estetico

Nella cucina di casa mia c’è una lavagnetta nera che da tre anni dice, perentoria, la stessa cosa: “non dimenticare la prospettiva!”.
Si tratta di un promemoria fondamentale per la mia esistenza e per condurre una convivenza pacifica con il mio senso estetico e con il resto del mondo. Il senso estetico: se non stai attento può diventare davvero una malattia, perché qualsiasi cosa lo urti finisce per urtarti i nervi. E se, come in me, è molto accentuato, di cose capaci di urtarlo ce ne sono ogni giorno, dietro ad ogni angolo della vita. Una persona coi capelli sporchi, un brufolo formato king-kong su un mento, una frase inutilmente volgare, il rumore di una bocca che ciancica la gomma da masticare, una gonna troppo corta che non nasconde abbastanza due gambe grasse, un odore sgradevole…: centinaia di piccole sfumature, di minuscole imperfezioni più o meno incolpevoli, pronte ad infestare l’idealistica perfezione armonica che vorresti sentire, vedere, annusare intorno a te. Sempre.
Achille Castiglioni, uno dei più grandi designer italiani, una volta ha detto che è assurdo e utopico e sbagliato credere di poter concepire e realizzare la perfezione armonica tra gli elementi di un ambiente. Ciò che appare armonicamente perfetto sotto una certa prospettiva, cessa di esserlo se, e non appena, guardato sotto una prospettiva differente. Il problema è che esiste un numero infinito di prospettive possibili e, quindi, un numero infinito di pure armonie: il che, finalmente, è come dire che non ne esiste nessuna.
Perciò devi imparare a batterti col senso estetico. A non permettergli di prendere il sopravvento, di averla vinta, di farti schiacciare. Devi farlo per evitare di diventare uno stronzo e ritrovarti a vivere come se condividessi una cabina telefonica con un elefante.
Perciò devi saper scendere a compromessi con lui, con te stesso.
Perciò devi ricordarti di non dimenticare la prospettiva. Mai.

Lo so. Lo so, e ci sto lavorando: ho fatto enormi passi avanti negli anni! Se però, nel frattempo, vi va di raccontarmi cosa voi non riuscite proprio a sopportare perché urta il vostro senso estetico, magari mi sento meno stronzo. E meno solo.
postato da: inetto alle ore 11:19 | link | commenti (16)
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venerdì, 13 luglio 2007

Dimmi quale hai e ti dirò chi sei. Forse.

L’unica traduzione on-line che sono riuscito a trovare è “tavolo”, da google – strumenti per le lingue. Dubito però che sia corretta. Secondo gli altri siti, invece, il vocabolo è inesistente. Insomma, pare che al mondo non ci risulti. Probabilmente si tratta solo di un neologismo informatico intraducibile, entrato così com’è nella nostra lingua. Perciò facciamo che gli do io una traduzione molto, ma molto letterale e personale: il sovra-scrivania. Che mi pare renda anche un po' l’idea.

Desktop: ovvero l’immagine sui nostri tavoli che racconta qualcosa di noi. Oppure no.
Ci sono persone che, per scelta, non hanno alcun rapporto con il loro desktop, perché lo trovano stupido, inutile o più semplicemente perché non gliene importa un tubo.
Ce ne sono altre, come mio padre, che per anni sono rimaste inchiodate solo per ignoranza all’immagine standard impostata da windows. Ma che da quando, come mio padre, hanno scoperto che sul desktop ci puoi mettere quello che ti pare, hanno sviluppato con lui uno strano rapporto ossessivo-compulsivo e cercano di recuperare gli anni perduti cambiandolo ogni tre giorni.
Altre ancora cui piace avere la foto di una persona amata che li fissa tutto il giorno e li fa sentire a casa.
E poi, quelli che c’hanno una bella manza (o un bel manzo) in posa erotica, quelli narcisi che ci piazzano se stessi, quelli che i loro eroi, quelli che un paesaggio da mille e una notte, quelli che la loro barca, la loro auto, il loro gatto… e chissà quanti ne ho dimenticati.
Personalmente, il mio desktop svolge, alternativamente, una doppia funzione. Più esattamente: la scelta del mio desktop varia a seconda di quello dei due scopi che intendo raggiungere in quel momento della vita. Ci sono periodi in cui lo uso per rendermi più familiare il computer. Sapete, è una macchina che temo molto e se non fosse indispensabile ne farei volentieri a meno: perciò, quando la accendo, ho bisogno che mi trasmetta sicurezza, tranquillità, familiarità, appunto. Almeno finché non arriverà il giorno in cui le profezie di Asimov si avvereranno: ché allora non ci sarà desktop che tenga e saremo tutti nelle mani delle macchine a farci ordinare quale espressione assumere per compiacerle o rassicurarle.
In altri periodi, invece, mi serve per raccontare il mio stato d’animo: sentite, come sto lo so benissimo da me e non ci sarebbe bisogno di ricordarmelo in ogni momento della giornata con un promemoria iconico. Ma lavoro in un posto dove ci sono altre persone e questo diventa il mio modo (meglio: un modo in più) per comunicare con loro.
Tipo: per diversi mesi ha campeggiato sul mio schermo una splendida foto di Sebastiao Salgado, che però a guardarla veniva obiettivamente da toccarsi i coglioni tutte le volte. Il messaggio non era certo “toccatevi i coglioni quando mi vedete”. No, volevo solo dire: “sono triste”. E triste lo ero sul serio…, anche perché tutti, vedendomi, si toccavano i coglioni…

nena 
Più di recente ho optato per un’immagine dell’Uomo Ragno (o Vuomo Ragno, come lo chiamavo da bambino): che volete, in quel periodo mi sentivo un fico che levati, anche se, come il Vuomo Ragno, ero il solo a saperlo…
Nel momento in cui scrivo questo post, e da qualche settimana, ci sono invece semplicemente i miei piedi: ovvero, non ho un particolare stato d’animo da comunicare, ma ho bisogno di riacquistare familiarità col mezzo, forse per colpa di questa brutta abitudine di scrivere post. 

Ecco.

Chi mi racconta ora com’è il suo di desktop e perché?
postato da: inetto alle ore 14:33 | link | commenti (28)
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giovedì, 12 luglio 2007

Buona visione

Ieri sera.

RAI 1 – L’avvocato Tasca: ovvero, nella vetusta atmosfera triestina (la città con la più alta percentuale di anziani in Italia), un eroico avvocato si batte perché la giustizia trionfi. Dialoghi sempre oscillanti tra il drammatico e il tragico, personaggi in costante stato di disperazione, occhi lucidi, luoghi comuni, ritmo serratissimo e colonna sonora incalzante.
IlCattivo: “quando qualche pezzo grosso commette un errore, c’è sempre un avvocato pronto a tirarlo fuori dai guai, perché la verità in questo Paese è solo quella dell’avvocato più bravo!
TascaPaladinoDellaGiustizia: “Lei si sbaglia e io glielo dimostrerò!” (cioè… nel senso che perderai la causa? No, non puoi farmi questo, Tasca. Io credo in te).

RAI 2 – Squadra speciale Cobra - poliziesco crucco: ovvero, l’evergreen che non tradisce mai. Pastori tedeschi, pinte di birra, giubbotti antiproiettile tipo impiegato Ansa con la scritta Polizei, il cattivo con barba di tre giorni, cattura del cattivo con barba di tre giorni dopo sgommante inseguimento e colpi di pistola regolarmente a vuoto, battuta conclusiva del cane che dice la sua in un bau. Attori divertiti per contratto, telespettatori già in fase rem.

RAI 3 – Un trionfo di tutine attillate, luccichii, strass, bimbi con la bocca spalancata e forte odore di letame: ovvero, ssiori e ssiore (rullo di tamburi…) Il Circo Massimo! Applausi. Ma anche no.

RETE 4 – Elisa di Rivombrosa - l’immancabile sceneggiato italiano in costume: ovvero, per la 1000000000000ma volta il preziosissimo Preziosi e la sua bella Cinderella limonano duro e, ormoni a balla, si promettono l’eternità, ma di copulare come si deve non se ne parla proprio.

CANALE 5 – film per la tv. Dopo Post coitum (riservato solo alle sale di alcuni cinema speciali), Post partum (lungometraggio su una misteriosa depressione, liberamente tratto dall’omonimo romanzo) e Post mortem (Piero Angela ci racconta l’affascinante mondo della putrefazione), ecco a voi Post impact: ovvero, ci è finito in testa un grosso sasso spaziale e mo’ so’ cazzi. Un manipolo di eroici Carneadi, mezzi anfibi a pioggia, scene quasi esclusivamente in interno e incredibili effetti speciali realizzati con i pastelli a cera dagli alunni dell’asilo Nunziatella di Reggio Calabria, cui va un particolare ringraziamento.

ITALIA 1 – film per la tv (e per cerebrolesi, ma non te lo dicono), assoluta apoteosi della vacuità, trionfo di cagate pazzesche spacciate per miti estivi… ecco a voi, per grandi e piccini, Panarea: ovvero, come distruggere l’immagine di un’isola un tempo meravigliosa. Un‘ora e mezza di implacabile colonna sonora tunz tunz, gags micidiali, tutti che vogliono scopare con tutti, troiette e maschi palestrati rigorosamente in pareo, Alessia Merz un paio di misure fa, un clima di libertino surrealismo che ti inchioda al divano perché non ce la fai proprio a crederci, e una sceneggiatura da Premio Oscar. Così, tanto per dirne una: 
L’AmicaOttusaDellaMerz: “Ehi, ma di cosa ti stai sballando?!
LaMerzUnPaioDiMisureFa: “Di succo di carota! Quest’anno sarò la più Naomy dell’isola!” Poi le due povere handicappate si battono un fichissimo cinque.

Al settimo canale non sono proprio riuscito ad arrivarci. Ecco, ora la domanda sorge spontanea. Parafrasando l’intramontabile Oronzo Canà, visto che siamo in tema, mi chiedo: “Scusate, ma ci avete preso tutti per dei coglioni?!
postato da: inetto alle ore 11:21 | link | commenti (7)
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mercoledì, 11 luglio 2007

Pensieri sparsi

Un cielo che sembra l'oceano capovolto, nuvole bianche, dense e vicine come nel nord Europa, 25 gradi, vento: Milano è ancora più bella in questi giorni. Soprattutto perchè dimentica di assomigliarsi troppo.

Quest'anno avrò speso 50 euri in accendini. E non li colleziono.

Siete tutte bellissime in questo periodo. Solo che tra cosce scosciate, pere a ribaltone e tanga a spaghetto ad ogni angolo di strada, rischio un tamponamento tutte le mattine.

Ieri sera sono stato alla mia prima riunione di condominio.

L'Amministratore: "serve un presidente, chi si offre?"

IlMioVicinoBastardo (indicando me): "lui ha la cravatta, mi sembra la persona giusta!"

Io eletto. Io 4 ore a verbalizzare accanto all'Amministratore. Amministratore con alito impetuoso. Pro-memoria: togliersi la cravatta dopo il lavoro.

Adriano (Inter) intervistato in ritiro ha l'aria sorridente: "dopo l'anno che ho passato, ora sto bene. Mi ci voleva proprio una vacanza". Adriano guadagna 5 milioni di euro l'anno, fa il calciatore, ha un figlio sano, è giovane e non ha avuto recenti lutti in famiglia. Domanda: Adriano, quando dici <<dopo l'anno che ho passato>>, cosa intendi esattamente? No, non rispondere. Facciamo così, giochiamo alle figurine: per un anno io ti do la vita di un operaio con 2 figli e un mutuo e tu gli dai la tua. Poi ti riformulo la domanda, ok?

La adoro, perché ha capito tutto di me. Tanto che quando la guardo non capisco più dove finisco io e comincia lei.

A quelli che dicono che odiano la falsità, la cattiveria, e l'ipocrisia mi verrebbe voglia di chiedere se sono anche contrari al cancro. Secondo me, pur dopo qualche tentennamento, finirebbero per rispondere.

Una volta un mio amico, giocando a risiko, si è infilato 4 armate nella manica e le ha fatte cadere sul tabellone, sperando che gli altri non se ne accorgessero. Fallito il tentativo, so che ha fatto i provini per entrare nel cast del sequel de "I soliti ignoti".

Una volta avevo una ragazza con così tanta cellulite, che la prima volta che si è spogliata, colto di sorpresa, sono riuscito a dire solo "ostia!". Mollato giustamente in un istante.

Chi, passando di qui, desidera lascire un suo pensiero sparso è graditissimo ospite.  

  

postato da: inetto alle ore 16:26 | link | commenti (20)
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martedì, 10 luglio 2007

Un doveroso chiarimento

Bene, sono contento del risultato del post precedente. Contento cioè delle reazioni (tutte molto garbate) che ha generato. Non me ne vogliate, ma il mio voleva essere un esperimento. Certo, i commenti non sono stati molti, ma questo dipende dalla scarsa diffusione del blog. I pochi che hanno letto, però, hanno tutti reagito, ognuno a modo proprio, e tutti criticamente: e questo fa dell'esperimento un, seppur parziale, successo. Sono sicuro che chiunque avesse letto il post avrebbe lasciato qualcosa di suo fra i commenti e che quel qualcosa sarebbe stato quasi sempre una critica.  

La storia del "ricchione" è inventata. Mi sono limitato a scrivere una cosa che accade tutti i giorni, milioni di volte. Ho voluto dimostrare in questo modo che spesso esiste un problema semantico nel nostro modo di comunicare. Spesso, cioè, capita di scegliere, vuoi per ira, vuoi per fastidio, vuoi per semplice istinto o scelta semantica infelice, parole e frasi che non corrispondono al, e non riflettono il, nostro pensiero. E che questo genera, in chi ci ascolta, critiche e valutazioni sì giustificate, ma anche talvolta ingiuste, soprattutto quando non si conosce la persona che si è portati a giudicare. I commenti che ho ricevuto sono stati, come ho detto, tutti garbati, ma questo dipende dal fatto che chi si è espresso mi conosce e sa come la penso sul tema. Ciò che ha fatto dell'esperimento un successo solo parziale: sarebbe stato bello ricevere le opinioni e le critiche di chi non sa chi sono. E sono quasi sicuro che sarei stato in alcuni casi addirittura insultato.

Insomma si trattava solo di un modo per invitarci tutti, me per primo, a riflettere un po' di più non solo prima di parlare, ma anche prima di rispondere. 

postato da: inetto alle ore 22:53 | link | commenti (5)
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