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L'inettitudine rende l'uomo capace di tutto

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venerdì, 29 giugno 2007

Dolce stil novo

"quanto tempo...come stai Lory??? Che mi racconti di bello? job, amour? tutto bene??? Io abbast.. anche se qui in studio... c'è qualcosuzza che nn va... vabbè, vedremo. Un bacione grande e a presto!"

Ecco, quando uno riceve una mail così, cosa dovrebbe rispondere?

1) ma vai a cagare; o

2) ma vai a cagare, scema; o

3) scema, ma vai a cagare; o

4) st abbast bn grz, ma tu vai a cgr, scm.

E poi tutti quei punti di domanda, onestamente, mi inquietano. Come dire: "stai bene? Ma sei proprio sicuro di stare bene? Ma sicuro sicuro?"

Ma vai a cagare.

postato da: inetto alle ore 09:58 | link | commenti (3)
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giovedì, 28 giugno 2007

Consigli per gli acquisti

Non vi capita mai di interloquire con le pubblicità in tv quando siete soli in casa? Tipo: “Io mi compro una Subaru, e tu?”  E voi: “Io no, cazzo vuoi”.
Oppure: “Non saprei proprio dove mettere il mio TFR” E voi: "….“ (vabbé, questa è troppo facile).
Non negate: tanto lo so che vi è capitato almeno una volta. No? Be', insomma, a me capita. E la cosa più bella è che l’ho sempre vinta io: o almeno è quello che credevo fino ad oggi, prima che la tv mi rispondesse. Casa mia. Ora di pranzo. Solitudine. Tv accesa. Pubblicità. Musichetta stucchevole: “Paolo e Francesca hanno detto no al colesterolo”. “Bene -dico io- sono felice per loro. Ora però, se non dispiace troppo a Paolo e Francesca, mangerei le mie due uova strapazzate col gorgonzola, ché altrimenti mi si freddano”.
Li vedo già quei due: lividi e smunti, fissano il mio piatto iper-calorico masticando la loro insipida, inutile, pallida cotoletta di soia. Con un sorrisetto satanico faccio per ingoiare il primo boccone, quand’ecco che il tubo catodico vomita un’irritante voce femminile: “ehi tu, lo sai cosa può trasformare una giornata ok in una giornata storta?“Mah –dico- non so… per esempio una domanda del cazzo”. E invece no! Mentre mastico soddisfatto delle mie doti culinarie, e dell’ennesimo botta e risposta vincente con gli spots, mi viene svelato l’arcano: “una fastidiosa diarrea!!” Ma certo! La diarrea fastidiosa! Come ho fatto a non pensarci?!… L’istante dopo l’ormai ex-gastroenteritico della pubblicità si rimpinza come un suino, mentre io ho perso completamente l’appetito: sfido chiunque a masticare uova strapazzate+gorgonzola, pensando alla diarrea. Fanculo.

E’ perfettamente inutile che me lo diciate, tanto lo so già: la colpa è mia che mi ostino a mangiare da solo.       

postato da: inetto alle ore 13:58 | link | commenti (2)
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mercoledì, 27 giugno 2007

Torni?

Me ne sto qui, qui seduto davanti al computer, il computer davanti a me, davanti a me il computer e pile di fogli sparsi, di fogli sparsi ordinatamente, ordinatamente sparsi e cercati, cercati ordinatamente e sottolineati, sottolineati disordinatamente di giallo e blu, blu disordinato come il cielo grigio di oggi, oggi che per l’ennesimo oggi non ci sei, non ci sei e sei lontana, sei lontana e avulsa, avulsa e lontana dal contesto della mia confusione, della mia confusione senza te, senza te lontana e avulsa ma nella pancia, nella pancia e su per i nervi, su per i nervi e oltre i nervi, oltre i nervi e nelle ossa, nelle ossa e nei muscoli, nei muscoli e negli occhi, negli occhi pieni di pancia nervi ossa muscoli, muscoli stanchi i miei, i miei muscoli stanchi di cercarti, di cercarti tra le pile di fogli, di fogli sparsi ordinatamente, sparsi ordinatamente e ordinatamente cercati, cercati come questa storia, questa storia che ti assomiglia, che ti assomiglia come una madre a un figlio, un figlio che assomiglia a sua madre, a sua madre e a suo padre, a suo padre che sono io, sono io suo padre, suo padre sono io e sua madre tu, sua madre tu che mi assomigli, che mi assomigli come mi assomiglia questa storia, questa storia che ci assomiglia e ci lega, ci lega come un nodo stretto, un nodo stretto che prende la gola, la gola secca quando non ci sei, non ci sei e la gola è secca, secca come lo strappo se ti allontani, come lo strappo se ti allontani da me, se ti allontani da me e da questa storia, da questa storia che è bellissima, che è bellissima e confusa, confusa bellissima e disordinata, disordinata bellissima e confusa come i pensieri, come i pensieri che sono mille, che sono mille come questi fogli, questi fogli sparsi che ho davanti, che ho davanti sparsi come i pensieri, i pensieri sparsi davanti a me, davanti a me che sono qui.
Qui, senza di te.
postato da: inetto alle ore 09:47 | link | commenti (3)
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martedì, 26 giugno 2007

Non è bello ciò che è bello...

François-René de Chateaubriand diceva che la moda è l'opinione del mondo.

orangbeeach

Sarà, ma a volte l'opinione del mondo mi fa decisamente vomitare.
postato da: inetto alle ore 11:35 | link | commenti (11)
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lunedì, 25 giugno 2007

Centomila polpastrelli

Se ne stava lì, asciutto e muto, gli occhi di chi aspetta qualcuno, ma in fondo sa che da aspettarsi non è rimasto niente. Se ne stava lì, vecchio e solo, i gomiti appoggiati sul tavolo e le mani a sfiorarsi i polpastrelli l'un l'altra. Se ne stava lì, in quel ristorante cinese, solito tavolo, solito piatto di gamberi in agrodolce, solito posto vuoto di fronte a sè. E lì, come ogni domenica sera, in quel posto vuoto da tante domeniche sere, un piatto di spaghetti di soia con pollo. Un piatto pieno, caldo, pronto. Un piatto che non è per lui e non è per me; non per qualcuno di voi, nè per qualcuno che lo aspetta a casa; non è per qualcuno in ritardo, e neppure per qualcuno che verrà. No: è solo un piatto per Lei. Il suo piatto, quello che le piaceva di più, lo stesso che ordinava sempre. Ma resterà lì, quel piatto, a raffreddarsi in silenzio, finchè lui non si alzerà per tornarsene a casa e un cameriere attento non lo farà sparire velocemente. Già, resterà lì, perchè Lei non verrà, non si siederà di fronte a lui, non mangerà, non gli sfiorerà i polpastrelli delle mani, non riderà, non si lamenterà del mal di schiena, non si lascerà riaccompagnare a casa tenendolo sotto braccio. Non farà nemmeno una di queste cose. Nemmeno questa domenica. Perché Lei, dopo centomila domeniche sere, dopo centomila piatti di spaghetti di soia con pollo, dopo centomila risate, mal di schiena, polpastrelli, passeggiate verso casa, è andata via. La cosa peggiore non è morire, ma sopravvivere a chi hai amato per centomila polpastrelli. Sono due anni che Lei manca, più di seicento giorni che gli manca, più di cento domeniche sere che lui non manca in quel ristorante, solito tavolo, solito piatto, solita solitudine.

Quando il cameriere ha finito di raccontarmi questa storia e mi ha dato i miei involtini primavera da portare via, non avevo più fame. Uscendo non sono riuscito a non sorridere a quel vecchio. Non se n'è neppure accorto: era troppo attento che Lei mangiasse tutto.             

postato da: inetto alle ore 15:15 | link | commenti (6)
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venerdì, 22 giugno 2007

Libere associazioni

Sto postando. Posto perché ho un blog. Aldilà del mio personale duello col circo del web, la prima cosa che mi sono chiesto quando ho iniziato è: perché un blog? Credo che la ragione sia la paura consapevole di essere inevitabilmente tutti uguali; la stessa che ci spinge a cercare di essere diversi da tutti e a finire per essere poi, di fatto, tutti diversamente identici. E' la prima cosa che mi sono chiesto. La prima cosa. Le prime cose. Le prime volte. La prima volta che ho fatto sesso, lei era indiscutibilmente un cesso; la prima volta che mi sono innamorato, è stato di una "stronza col botto"; la prima volta che ho fatto l'esame per la patente, ho preso un contromano a 40 Km/h (la seconda, ho tamponato una macchina parcheggiata facendo inversione a U); la prima volta che ho fumato uno spinello, ho rischiato il collasso (e dentro c'era solo rosmarino: gli amici sanno essere davvero bastardi a volte, e l'effetto placebo ancor più)... Insomma: il dilettantismo non paga. Ciò che paga è la professionalità. Mio padre è un gran bravo professionista sul lavoro, ma quanto ai fatti della vita è un tipo un po' distratto. Io vivo da più di 6 mesi con una persona. Mio padre: "Ciao, volevo invitare te e Gaetana a cena domani sera..." Io: "è un pensiero gentile papà, grazie. Purtroppo domani Giulia non può: sai, è a Trieste", Mio padre: "A Trieste...uhmm...capisco... -pausa- Ma vive là?" Mio padre. Mia madre. Mia madre, invece, è molto più attenta -forse perchè non lavora- ma ha una malattia scomoda davvero: non si ricorda i titoli dei film che vede. Mai. E, cosa peggiore, fa finta di nulla e li cita con assoluta nonscialans: "Ieri ho visto il film che mi avevi detto... <<L'infinito di amare>>", Io: "Intendi dire <<Voce del verbo amore>>, vero?", Mia madre: "Quello! Gran bella colonna sonora!" Colonne sonore. Ciddì. Qualcuno vorrebbe gentilmente spiegare a chi confeziona i ciddì che la plastica che li avvolge è destinata ad essere distrutta, non ha nessun valore estrinseco o intrinseco, non sarà in alcun modo riutilizzata e quindi è del tutto inutile cercare di renderla un tutt'uno con il ciddì medesimo e costringermi(ci) ad usare un bisturi e 10 preziosi minuti della mia(nostra) vita per rimuoverla?! Confezioni. Perché lo Zampirone è confezionato a coppie di spirali e tutte le volte che cerco di separare una spirale dall'altra le rompo entrambe? Zampirone. Zanzare. Ieri sera in casa mia c'era una zanzara così insistente, che ho temuto avrebbe cercato di vendermi un'enciclopedia prima di pungermi. Punture. Graffi. Gatti. Il mio gatto ha un alito davvero importante. Tanto che, invece di spendere migliaia di euro in scatolette prelibate, potrei direttamente dargli da mangiare pane e merda e risparmiare. Risparmiare. Soldi. Io ho le mani bucate. Buchi neri. Su Le Scienze di questo mese c'è un articolo che dice che i buchi neri potrebbero essere passaggi spazio-temporali, vere e proprie macchine del tempo. Il tempo è sempre poco. E allora tocca di pensare in fretta. La fretta è cattiva consigliera. Un consiglio: andar piano. Piano. Forte. PianoForte: io non so suonare neanche uno strumento. Siamo strumenti nelle mani dei potenti. "E' tutto un magna magna", frase tipica dei taxisti. Le due frasi tipiche di chi ha appena avuto un incidente in macchina, invece, sono "cazzo, non avevo nemmeno finito di pagarla!" oppure "cazzo, l'avevo appena ritirata dalla carrozzeria!" Cazzo. Figa. Figa ("quella è una gran...") è la sineddoche più usata in Italia.

E le associazioni libere mi sfiancano.             

postato da: inetto alle ore 11:55 | link | commenti (2)
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mercoledì, 20 giugno 2007

Meteo palindromo

Situazione: AFA. Da qualunque parte la si legga, fa caldo.

Previsione: suderò.

postato da: inetto alle ore 08:42 | link | commenti (8)
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martedì, 19 giugno 2007

L'ironia, lo zarro e il senso estetico

Se l’autoironia è l’arma per difendermi da me stesso, l’ironia è sempre stata quella (la sola che conosco) per difendermi dagli altri. Scaraventarsi sulle debolezze altrui è il modo migliore per nascondere le proprie. Il problema è che spesso non si ha a che fare con persone intelligenti, che rispondono ad ironia con ironia. Anzi, la gente in linea di massima si incazza e talvolta arriva addirittura ad alzare le mani (e non nel senso che si arrende). In genere si tratta di individui, maschi e per mia fortuna rari, appena più evoluti dell’uomo di Cromagnon che manifestano così il loro “disappunto” nei miei confronti. Non fraintendetemi: non è che io me la vada a cercare esprimendo in modo diretto o gratuito, attraverso l’ironia, il disagio che l’inestetismo di questi individui (quasi sempre è la loro volgarità) produce su di me e sul mio senso estetico. Semplicemente, se provocato, tendo a difendermi, per l’appunto, dietro una trincea d’ironia.

Ricordo che una volta ebbi a che ridire con un tale che a Milano potrebbe sicuramente rientrare nella categoria zarri. Classico andamento tra l’oscillante e il molleggiato, sguardo vigile e aggressivo pronto a cogliere anche il minimo dissenso negli occhi di chi lo incrocia (perché lo zarro in fondo lo sa di comportarsi un po’ da pirla e ha la coda di paglia), e atteggiamento da padrone assoluto della strada. Dell’abbigliamento mi limiterò a dire che indossava una canotta finto-fashion-prestinaio-style, pantaloni attillatissimi in simil-pelle e un paio di occhiali da sole così grandi (credo che lui li avrebbe definiti fascianti) da risultare esagerati anche per proteggersi da un’esplosione nucleare! Ognuno, peraltro, si veste come gli pare, non è questo il punto: diciamo semplicemente che io quella mise non la condividevo proprio tanto.

Fatto sta che quel tale attraversava la strada sulle strisce mentre io stavo arrivando perpendicolarmente a lui, in bicicletta. Lo avevo visto ed il pericolo di impatto era nullo. Solo che non ero sicuro che lui avesse visto me e così (che non si sa mai) mi sono permesso di "pizzicare" il campanello della bici. Ancora non ho capito perché, né del resto lui ha mai avuto voglia di spiegarmelo, ma ha cominciato a gridare, insultandomi e (un classico dello zarro) scomodando addirittura Dio. Non ricordo esattamente cosa dicesse, ma credo che abbia ripercorso a ritroso il mio albero genealogico, dedicando le sue attenzioni anche ai miei più lontani ascendenti, mentre si lamentava del mio, a suo dire inopportuno, scampanellio (“che cazzo ti suoni, che sono sulle strisce?!”).

Molti al mio posto avrebbero continuato serenamente la loro pedalata per timore di essere gambizzati, forti di quella finta saggezza che è propria del “lascio perdere, ché non ne vale la pena”. In realtà ho sempre pensato che il “non ne vale la pena” equivalga a “ho il terrore di essere gambizzato, ma non lo ammetterò mai, nemmeno a me stesso”. Fatto sta che, irritato dalla volgarità, oltretutto immotivata, di quell’energumeno sgrammaticato, il mio impavido senso estetico ha preso, come sempre, la decisione sbagliata: ha frenato e si è voltato verso lo zarro con uno sguardo tra l’attonito e lo sprezzante. Ho cercato di negoziare con lui (col senso estetico, intendo), di farlo ragionare, di fargli capire che ne andava della mia salute fisica. Niente, non c’è stato niente da fare: atteggiamento spavaldo e sguardo fisso verso lo zarro, che nel frattempo si era pericolosamente avvicinato, mulinando gli arti superiori e facendo domande poco carine “che cazzo ti guardi?! Hai problemi?!”. Ed ecco che il senso estetico ha definitivamente preso il sopravvento. Armato della sua ironia e non senza curiosità ha parlato: “Mi scusi, egregio, in effetti un problema ce l’ho: mi chiedevo se <che cazzo TI guardi?!> sia per caso riflessivo”.

Lo zarro ha avuto un momento di indecisione, incerto se il mio fosse o meno un insulto. Alla fine ha deciso che non lo era e ha ripreso ad inveire. Io, felice di quell’incomprensione, ho cercato di riprendere i miei negoziati col senso estetico: “Visto? Non ci ha capito, possiamo ancora salvare la pelle! Andiamo via ora. Fidati, è la cosa migliore!” Macché, tutto inutile: provate voi a far ragionare un despota! Si sa, il potere dà alla testa, soprattutto quando non si rischia del proprio. Quindi, in un attimo di pausa tra i complimenti di quel gentiluomo, di nuovo ha sfoderato la sua ironia: “Lo sa, egregio?Lei non è neanche bello dentro!

Non so se lo zarro questa volta abbia capito, sta di fatto che non ha più aggiunto nulla e, come si dice, ha dato voce alle mani…

Non ricordo molto di quello che è successo dopo, ma penso, nel mio piccolo, di essermi difeso discretamente: in effetti credo di avergli rotto una mano con il naso…

Da quel giorno, quando sono in bicicletta, ho sempre una clava con me. Il campanello, invece, l’ho eliminato.

postato da: inetto alle ore 10:19 | link | commenti (1)
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lunedì, 18 giugno 2007

The first one

"Quando desideri con tutto il cuore che qualcuno ti ami, dentro ti si radica una follia che toglie ogni senso agli alberi, all'acqua e alla terra..." (Denton Welch, Diario, 8 maggio 1944, ore 23.15).

Forse è per questo che da un anno non ci capisco più niente.

postato da: inetto alle ore 15:46 | link | commenti
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Bonjour finéss

Mio nonno, milanese doc, amava spesso ripetere "a mi, quanto a finëssa, non me lo mette nel culo nessuno!"

Ecco, nonno, mi sa che abbiamo trovato un concorrente.

Al supermercato. Tono di voce tipo "tanto ci siamo solo tu ed io". 

Lui si avvicina alla cassa, dove lei sta già facendo la fila, con in mano una scatola di Primex 0,05 -il supersottile.

Lei: "ma non hai preso i Settebello?"

Lui: "eh, ma costano 2 euro in più!"

Lei: "eh, capirai!"

Lui: "Capirai cosa?! Perché devo spendere 2 euro in più per una cosa che ci devo solo sborrare dentro?!"

Voilà.

postato da: inetto alle ore 09:10 | link | commenti (6)
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